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Testo: Andrea Chimenti. Qohelet. Pantheon.


Sono un uomo ferito. E me ne vorrei andare. E finalmente giungere, Pieta, dove si ascolta L'uomo che e solo con se.

Io, non so chi sono. Io non so che anima ho. Quando parlo con sincerita non so con quale sincerita parlo. Sono variamente altro da un io che non so se esiste. Sono fedi che non ho. Mi prendono ansie che ripudio. La mia perpetua attenzione su di me mi indica tradimenti d'anima di un carattere che forse non ho, e neppure essa crede che io abbia. Mi sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi che distorcono in riflessi falsi un'unica anteriore realta che non e nessuno ed e in tutti.
Io mi sento vivere vite altrui, in me, incompletamente come se il mio essere partecipasse di tutti gli uomini.
E mi sento esiliato in mezzo agli uomini. Ma per essi sto in pena. Non sarei degno di tornare in me?
C'e fra me e il mondo, una nebbia che mi impedisce di vedere le cose come sono veramente - come sono per gli altri. Lo sento.
Ho popolato di nomi il silenzio. Ho fatto a pezzi cuore e mente Per cadere in servitu di parole? Non ho che superbia e bonta.
Restero l'Inferno di essere Io. Non saro ne Dio, ne uomo, ne mondo, puro vuoto, infinito di Nulla cosciente, paura senza nome, bandito dallo stesso mistero, dalla stessa Vita. Abitero eternamente il deserto morto di me, errore astratto della creazione che mi ha lasciato indietro.
Ardera in me eternamente, inutilmente, l'ansia del ritorno a essere.
Regno sopra fantasmi. O foglie secche, Anima portata qua e la...No, odio il vento e la sua voce Di bestia immemorabile.
Non potro sentire perche non avro materia con cui sentire, non potro respirare allegria, o odio, o orrore, perche non ho nemmeno la facolta con cui sentire, coscienza astratta nell'inferno del non contenere niente, assoluto, eterno! Senza Universo. Vuoto di Dio...